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10 ott 2010


Corriere.it




Le tisane e gli infusi come i farmaci
La stretta dell'Europa sulle erbe

La direttiva: i contadini dovranno aprire laboratori di analisi. «Colpita la nostra cultura»



MERANO (Bolzano) — Il mondo contadino e cattolico dell'Alto Adige l'ha sempre chiamata «la farmacia del Signore». Piante medicinali che la natura ha offerto nei secoli in abbondanza, nei prati e boschi di montagna ricchi di erbe aromatiche. Ma che i contadini hanno sempre coltivato anche nei loro masi aggrappati alle pendici soleggiate delle valli sudtirolesi. Ora però arriva una doccia fredda. L'Unione europea mette un freno: dal primo aprile 2011 quei contadini, custodi di antiche tradizioni, dovrebbero diventare chimici, biologi o mettere su un laboratorio autorizzato dal ministero della Salute, se vorranno produrre per vendere quelle erbe tanto apprezzate. Trasformarsi insomma in una sorta di industria farmaceutica per obbedire alle direttive di Bruxelles. I prodotti erboristici dovranno superare procedure simili a quelle dei farmaci. L'argomento balza in evidenza visto che a Merano, nella Kurhaus, domani si tiene il primo Festival del Tè e delle erbe aromatiche. Da sempre le erbe officinali e aromatiche rappresentano per i contadini dei masi altoatesini una farmacia naturale, con tanto di manuali ben conservati degli armadi delle «stuben». Oltre che rientrare in cibi di uso quotidiano quali il pane, i knodel, lo speck, i crauti, o per preparare infusi, liquori digestivi e prodotti cosmetici. Obiettivo dichiarato del Festival «è quello di far conoscere le peculiarità, gli utilizzi gastronomici ed erboristici, le qualità nutrizionali e salutistiche delle erbe aromatiche e degli infusi frutto delle coltivazioni delle piante nei masi di montagna», dice Gottfried Deghenghi, ideatore della manifestazione, oggi regista televisivo ma nato in un maso (erano 13 in famiglia) senza acqua e senza luce, e proprio per questo legato al mondo contadino. Ma le miscele di erbe dovranno essere ampiamente rivedute e corrette viste le nuove norme, cosa che preoccupa non poco chi dai masi le produce e le fornisce per essere messe in vendita.

RESTRIZIONI - È la fine di una cultura contadina? «Bisogna prendere atto che avremo restrizioni e modifiche degli elenchi delle erbe che è possibile commercializzare — dice Heinrich Abraham — erborista e consulente presso il Centro sperimentale per l'agricoltura di Laimburg, a sud di Bolzano —. Già abbiamo tolto dalle liste predisposte dalla provincia alcune erbe quali l'iperico e l'arnica, ma ce ne saranno altre da eliminare come il luppolo, la verga d'oro, l'equiseto». Finora i contadini non si formalizzavano troppo se una pianta fosse solo alimentare o potesse anche curare. Ammesse invece sono solo quelle esclusivamente alimentari. Non più per esempio quelle consigliate come diuretiche, lassative, rilassanti. «Vedremo quello che succede, cosa possiamo fare per andare avanti» — aggiunge Abraham. I contadini comunque non sono certo degli sprovveduti: «La coltivazione delle erbe è legata alle prospettive commerciali che può offrire — spiega Dora Leiter, presidente dei coltivatori di erbe aromatiche in Alto Adige —. E così non bastano più la passione e l'esperienza tramandate di padre in figlio, ma occorrono altre conoscenze, che garantiscano una specializzazione, a tutela non solo dei consumatori, ma dei coltivatori stessi». Ma la «farmacia del Signore» sembra chiudere i battenti, destinata a rimanere solo ad uso di famiglia.

Massimo Spampani
08 ottobre 2010

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