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23 apr 2010


I COMPORTAMENTI SESSUALI NELLA PREISTORIA

 
 

 
 

FERNANDO LIGGIO

(Primario Psichiatra Emerito A.S.L. Roma "E", docente di "Psicopatologia della sessualità" della Scuola Medica Ospedaliera di Roma e della Regione Lazio)

 
 

 
 

    Ormai è ben documentato che il pianeta Terra ha un'età di ben 6.000.000.000 di anni e che in esso la specie animale preumana ? i cui membri sono stati denominati "parapithechi" (dal greco "paraV" = "a fianco" e "pivqhko"" = "scimmia") ? ad incipiente conformità di quella che sarà definita "umana" vi è comparsa circa 4.000.000 di anni fa. Ma, il comportamento sessuale di tale specie animale permane, fino a meno di 30.000 anni fa, con carattere istintivo-compulsivo, strettamente dipendente da cicliche condizioni ormonali ad insorgenza periodica, per il raggiungimento esclusivo dell'accoppiamento riproduttivo, effettuato senza la minima coscienza dell'evento conseguenziale. Soltanto in tale epoca (cioè circa 30.000 anni or sono), in quella specie animale ormai qualificabile "umana" ? e solo in essa ? inizia lentamene a stigmatizzarsi la cosiddetta "sessualità" [«…complesso dei comportamenti maschili e femminili, propri dell'essere umano ? attivati volontariamente, al fine di soddisfare la "concupiscenza reciproca" mediante qualsiasi tipo di contatti erotici, compreso l'accoppiamento definito "coito" ? esprimenti la modalità di soddisfazione della pulsione erotica, consciamente vissuta ed indipendente dall'esito riproduttivo…» (cfr. Liggio F.: «Il concetto di "sesso" e di "sessualità" e l'origine filogenetica del "sesso"», Riv. Sessuol., 23, 339, 1999)].

    I primi "ominidi" prototipi della specie umana (delinetisi circa 1.700.000 anni fa) sono stati denominati "australopitechi" (dal latino "auster" = "meridione" e dal greco "pivqhko"" = "scimmia") poiché i loro resti fossili sono stati rinvenuti nell'Africa meridionale presso la regione etiopica dell'Afar, cioè appartenente all'emisfero australe (cfr. Dart R.A.: «Australopithecus africanus: the man-ape of South Africa», Nature, 115, 195, 1925; Robinson J.T.: «The genera and species of the Australopithecinae», Amer.Med. Phys. Anthropol., 12, 181, 1954; Taieb M., Johanson D.C.,Coppens Y., Aronson J.I.: «Geological and paleontological background of Hadar hominid site. Afar, Ethiopia», Nature, III, 289, 1976; ecc.). La struttura corporea degli "australopitechi" era ancora molto diversa da quella di un essere umano odierno, basta sottolineare che il loro cervello aveva un volume molto piccolo, equivalente a meno della metà di quello dell'attuale Homo sapiens-sapiens, e che dovette trascorrere più di un milione di anni per raggiungere un apprezzabile successivo volume, pur sempre limitato, proprio dei cosidetti "pitecantropi" (dal greco "pivqhko"" = "scimmia" ed "a[nqrwpo"" = "uomo") comparsi circa 500.000 anni or sono (epoca convenzionalmente indicata come "paleolitico inferiore") contemporaneamente in più parti del pianeta terra (i suoi resti fossili sono stati rinvenuti in Europa, Africa, Indonsia e Cina) e giunti fino a circa 30.000 anni fa (limite superiore del "paleolitico medio", periodo compreso tra 80.000 e 30.000 anni fa, epoca in cui si è posto il confine con l'inizio del "paleolitico superiore", che si ritiene concluso 20.000 anni or sono). Da questi ominidi — i quali, ad un certo momento, cominciarono ad assumere preferibilmente la postura eretta ed a camminare con i soli arti posteriori, a tenere la testa in posizione quasi verticale (Homo erectus, di cui il più noto è quello giavanese) (delineatosi circa 600.000 anni fa), ad essere abili a costruire i rudimentali utensili di selce (Homo habilis detto anche Homo faber) ed a provvedere alla conservazione di parte delle provviste raccolte — è derivato l'Homo sapiens che, pur avendo avuto origine evolutiva oltre 200.000 or sono, si è ben delineato come tale poco più di 20.000 mila anni fa, e che, a sua volta, ha dato origine all'attuale Homo sapiens-sapiens circa 15.000 anni fa. All'inizio del "paleolitico medio" (circa 80.000 anni fa) coincide anche la comparsa dei "neanderthaliani", i cui resti furono originariamente rinvenuti nel 1856 in Germania presso la valle di Neander, i quali, sebbene possedevano un cervello di volume relativamente superiore a quello umano attuale e fossero sufficentemente intelligenti, si estinsero completamente circa 30.000 anni fa (cfr. Howell F.C.: «The place of Neanderthal man in human evolution», Am., J. Phys. Anthropol., 9, 379, 1951; Shacklei M.: «Neanderthal Man», London, 1980; ecc.).

    Per quanto riguarda il comportamento sessuale degli "australopitechi" (vissuti in un'epoca compresa tra circa 1.700.000 e 500.000 anni fa) dai reperti paleontologici (cfr. Le Gros C.W.E.: «The fossil evidence of uman evolution», Chicago, 1955; Pivetau J.: «Traité de Paleontologie. Primates. Paléontologie Humaine», Paris, 1957; Heberer G.: «The descent of man and the present fossil record», Cold Spring Harbor Symp. Quant. Biol., 24, 235, 1959; ecc.) si può solo arguire che essi vivevano nella più assoluta promiscuità e che copulavano in posizione "mores ferarum", accoppiandosi a caso con qualsiasi femmina in estro, spinti dalla momentanea periodica tensione genesiaca. La relativa azione coitale era estremamente rapida e, spesso, doveva essere subito interrotta prima di averne completato l'espletatamento per le frequenti interferenze di altri individui. La reazione orgasmica femminile era del tutto sconosciuta non potendo essere assolutamente provocata.

    Per quanto riguarda il comportamento sessuale dei "pitecantropi" (vissuti in un epoca compresa tra circa 500.000 e 30.000 anni or sono) dai reperti paleontologici (cfr. Le Gros C.W.E.: Op. cit., Chicago, 1955; Pivetau J.: Op. cit., Paris, 1957; ecc.) si rileva che, almeno da 100.000 a 30.000 anni fa (allorché divennero erecti ed habiles), i maschi si allontanavano spesso dalle femmine per periodi più o meno brevi ? ma, a volte, anche abbastanza lunghi ? per recarsi a cacciare ogni tipo di selvagina. I rapporti sessuali erano effettuati ancora "mores ferarum", esclusivamente con femmine in estro e quasi sempre al ritorno degli uomini dalle uscite di caccia, in specie se prolungate e proficue, ma non si aveva ancora alcuna consapevolezza della connessione con le gravidanze. Le femmine, gravate dalle gestazioni, affaticate dall'allattamento e dall'accudimento della prole, non potevano essere di alcun aiuto nelle spedizioni di caccia. Pertanto, il loro compito era di raccogliere la legna nell'immediato dintorno, di alimentare il fuoco e di raccogliere frutti e vegetali commestibili. Conseguentemente, le donne diventarono autorevolmente padrone dei luoghi di ritiro domestico e, quando periodicamente divenivano sessualmente eccitate e recettive, si concedevano con selettiva preferenza a quei maschi che al rientro, oltre essere eroticamente ipereccitati dall'odore dei ferormoni del loro estro, potevano dimostrare di essere stati i più abili nel predare la selvaggina. Si costituiva, così, il matriarcato, destinato a durare fino a circa 10.000 anni or sono. Il matriarcato si è progressivamente consolidato nel periodo dell'ultima glaciazione del quaternario (circa 45.000 anni or sono) in quanto la donna, essendo preposta a conservare il fuoco divenne una figura indispensabile di notevole importanza essenziale. Infatti, è lei che assicurava il confortevole calore del rifugio, che cuoceva i cibi rendendo la selvagina più gustosa, ed è intorno a lei che i bambini e gli uomini si pongono a cerchio per ricevere il pasto caldo.

    Per quanto riguarda il comportameno sessuale dell'Homo sapiens (iniziato a delinerasi da oltre 200.000 anni e pienamente affermatosi poco più di 20.000 anni fa) dai reperti preistorici si rileva la piena continuazione del matriarcato. Si presume che nel periodo in cui è vissuto l'Homo sapiens la sessualità della donna ha iniziato progressivamente a sganciarsi dalle cicliche condizioni ormonali. Infatti, si hanno notizie che, specialmente nell'ultima fase di tale periodo, le matriarche esercitavano spesso pratiche erotiche per secondi scopi (tra i più frequenti, per ottenere cibo o oggetti, per rinforzare l'amicizia e per disinnescare l'aggressività), indipendentemente dalle fasi di estro, tanto che molte immagini rupestri, risalenti a questo periodo, rappresentano l'unione sessuale con la donna posta a cavalcioni al di sopra dell'uomo.

    Per quanto riguarda il comportamento sessuale dell'Homo sapiens-sapiens (ben delinatosi 15.000 anni fa e tutt'ora in evoluzione) dai reperti preistorici di essenziale si rileva che gli uomini, fino a quell'epoca nell'atto dell'accoppiamento erano stati dominati dalle donne, prendono coscienza dell'indispensabilità maschile per indurre la procreazione, iniziano ad esercitare autorità sulle donne sottomettendole non solo ai fini sessuali ? tanto che molte immagini rupestri, risalenti a questo periodo, rappresentano l'unione sessuale con scene in cui la donna risulta posta a gambe divaricate al disotto dell'uomo nell'atto di introdurle in vagina un enorme pene eretto ?, ma progressivamente anche ad ogni altro fine, dando così inizio al patriarcato che perdura tutt'ora, sebbene in subdola decadenza.

22 apr 2010

Can a bad mother help her nature? - Times Online

Can a bad mother help her nature? - Times Online


 

Parla il prof.Marco Trabucchi,della Società di Psicogeriatria


 

ANCHE I "NONNI" ABUSANO DI ALCOL E DROGHE


 

Uno su sei ha questi problemi.Il ruolo della famiglia e delle istituzioni


 


 


 


Spesso sono soli,con problemi di salute. La pensione basta a malapena e,con la crisi economica,i soldi scarseggiano ancora di più,mentre le occasioni di vita sociale si riducono all'osso e sovente l'unica compagnia sembra essere la bottiglia o la pastiglia capace di lenire l'ansia ed aiutare a dormire:nell'ultimo anno il numero complessivo è cresciuto del 10 per cento degli anziani che fanno un utilizzo eccessivo od inappropriato di alcool e farmaci capaci di dare dipendenza ( in pratica oggi ammontano ad uno,in media,su sei).

Mentre si stima un aumento di tre volte nel prossimo decennio.


 

I dati sono emersi al X° congresso della Società Italiana di Psicogeriatria,organizzato a Gardone Riviera dal prof.Marco Trabucchi.


 

Fra le altre ragioni,ha precisato lo stesso Trabucchi,è in crescita il fenomeno delle separazioni fra coniugi anche in età avanzata,con devastanti effetti psicologici,soprattutto sulla donna. Le anziane casalinghe sono infatti portate a bere molto quando non abbiano interessi familiari o siano sole,facendo spesso uso inappropriato od eccessivo di analgesici oppioidi,ansiolitici e sedativi.


 

Tipicamente gli anziani bevono ai pasti – aggiunge Trabucchi – ma non si dovrebbero superare i due bicchieri al giorno. L'uso moderato di alcool produce effetti positivi sull'umore e la salute,ma il troppo può creare problemi. Sono molti inoltre quelli che devono due o più bevande alcoliche:l'80% sono uomini,il 20% donne. Più a rischio sono i fumatori o gli ex-fumatori. Così come lo sono gli anziani obesi od in soprappeso. La metà dei decessi fra gli anziani ha un collegamento stretto con tale situazione,gli stessi incidenti stradali fra le persone sopra i 75 sono uguali a quelli sotto i 24 anni.


 

Non va dimenticato l'aspetto poi degli psicofarmaci. Secondo Trabucchi, un anziano in media su dieci assume cinque o più farmaci psicoattivi al giorno,con un incremento esponenziale che deriva dalla necessità di placare ansie e depressione. Non di rado sfuggono al controllo medico. La pericolosità è in particolare legata al loro più lento metabolismo ed agli organi più sensibili agli effetti dei farmaci,con facilità di una dipendenza.


 

Ma c'è anche una piccola fascia d'anziani,purtroppo in aumento,che fa uso di droghe illegali, pur se in gran parte si tratta di consumatori precoci: i maggiori riferimenti sono la cocaina,la marijuana,le anfetamine. Nasce quindi un cocktail esplosivo con danni possibili a fegato ,reni e cervello in persone peraltro già fragili a causa delle loro concomitanti malattie.


 

Non secondario è quindi l'aspetto psicologico:si assiste di frequente ad un peggioramento dei rapporti sociali e familiari,perché questi anziani provano vergogna e di conseguenza la difficoltà dei familiari a farsi carico di una immagine così deteriorata del loro caro.


 

Ma è proprio il ruolo della famiglia – ha concluso Trabucchi – a rappresentare il sostegno più efficace per loro. Il medico curante,dal canto suo,può aiutare il nucleo familiare a trovare le strategie più adatte,rivolgendosi anche alle strutture sanitarie maggiormente idonee del settore. Si tratta d'interventi psicofarmacologici e disintossicanti,percorsi di disuassefazione in strutture riabilitative alcologiche che durano alcune settimane,interventi di psicoterapia negli ambulatori specialistici e frequentazioni di gruppi di auto-aiuto che pongono l'anziano sullo stesso piano delle altre età,con eguali doveri,responsabilità e capacità di recupero.


 


 

GIAN UGO BERTI


 

Riproduzione vietata


 


 


 

16 apr 2010

   
 


 

Infiammazioni alle gengive possibile spia del diabete


Più deboli se la glicemia è troppo alta

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’università di New York, oltre il 90% di coloro che soffrono di malattie paradontali (infiammazioni di gengive, fibre e ossa della bocca, inclusa la piorrea, che comporta la formazione di tasche che pongono a rischio la stabilità dei denti) ha elevate probabilità di essere affetto da diabete e per questo andrebbe sottoposto a esami di controllo.
Le ragioni di questa particolare vulnerabilità non sono ancora note, ma dalla ricerca è emerso che negli individui con infiammazione di denti e gengive, rispetto alle persone con una bocca sana, vi è una frequenza più elevata anche di due condizioni comunemente associate al diabete: la familiarità per malattia (un parente di primo grado malato di diabete) e la pressione alta.
Gli studiosi, sulla base di queste scoperte, hanno ipotizzato che fra infiammazioni gengivali e altre problematiche ritenute favorevoli allo sviluppo del diabete vi sia una relazione molto stretta. Una considerazione che ha portato Sheila Strauss, coordinatrice dello studio, ad affermare che la visita odontoiatrica potrebbe costituire, per alcune persone, il primo passo nella diagnosi del diabete e potrebbe aiutare a individuare molti casi non ancora riconosciuti.

Fonte: The dental office visit as a potential opportunity for diabetes screening: an analysis using NHANES 2003. Journal of Public Health Dentistry, December 2009. DOI 10.1111/j.1752-7325.2009.00157.x.


 

  

 

  

 
 

    

15 apr 2010



 


 

Il gruppo coordinato dall'endocrinologo Daniele Barbaro


 

TIROIDE: UNA RICERCA TUTTA ITALIANA

PER LA DIAGNOSI E LA CURA


 

Sfrutta l'avidità delle cellule tumorali verso il glucosio,ma impiega ferro e oro per identificarle poi alla risonanza magnetica. Prospettive di cura con l'ipertermia endogena


 


 


 

Dallo zucchero e dal ferro potrebbe nascere una speranza per scoprire e curare i tumori della tiroide. La novità prende corpo da un gruppo di studio italiano coordinato dall'endocrinologo Daniele Barbaro (ospedali di Livorno e Pisa) e presentati al congresso internazionale di Pechino ("Annual International Congress of Antibodies 2010).


 

La ricerca,che quest'anno dovrebbe iniziare nella fase di sperimentazione clinica,prende spunto da una scoperta di Otto Warburg nel 1920,secondo cui le cellule tumorali sono avide di glucosio. Si chiama glicolisi anaerobica il processo che consente al tumore di nutrirsi.


 

A scopo diagnostico, il principio è già in uso grazie anche alla scintigrafia (FDG/PET) capace di scovare masse tumorali. Il grado di captazione,in particolare, è tanto più marcata quanto più la malattia si dimostri aggressiva.


 

Le nuove indagini del gruppo italiano vogliono sfruttare tale caratteristica d'avidità,cercando aggiungere nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche.


 

Secondo Barbaro,se noi leghiamo al glucosio una nanoparticella metallica ( ferro oppure ferro-oro),quando il glucosio verrà captato dalla cellula maligna si porterà dietro la particella metallica. Sottoponendo nella pratica il paziente a risonanza nucleare magnetica si potrà localizzare la massa, anche se di piccole dimensioni.


 

Ma non solo. Modificando le caratteristiche del campo magnetico – prosegue Barbaro – si potrebbero riscaldare le particelle metalliche ed indurre la morte delle cellule tumorali. La metodica prende il nome di ipertermia endogena.


 

La tecnica di base – sono parole di Barbaro – è una co-condensazione.Il metallo viene prima riscaldato a temperatura di fusione e quindi raffreddato insieme a speciali solventi ed il glucosio,in modo da produrre una nanopolvere stabile di nanoparticelle metallo/solvente. A conferma di tutto ciò sono stati successivamente eseguiti test in vitro.


 

Sono state utilizzate linee di cellule di carcinoma papillare della tiroide (FBE) ed i test hanno evidenziato una pronta ed avida captazione da parte delle cellule tumorali delle nanoparticelle legate al glucosio,mostrando dunque i presupposti che le "caramelle mortali" ( così Barbaro le definisce) possano essere utilizzate anche in vivo.


 

Lo studio è fra l'altro stato pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism e sull'European Journal of Nuclear Medicine.


 

GIAN UGO BERTI ( riproduzione vietata)


 


 

14 apr 2010

Migraine sufferers could find relief in three aspirin tablets - Times Online

Migraine sufferers could find relief in three aspirin tablets - Times Online


 

Molte sono contente del sovrappeso


 

DONNE : GOLA E SESSO, SPESSO VANNO D'ACCORDO


 

Meglio mangiare prima o durante l'incontro erotico. L'invito a cena del partner,è un banco di prova


 


Mangiare prima, dopo o addirittura dopo l'incontro con il partner maschile ? Scegli e ti diro' chi sei. Chi lo fa prima,per non mostrarsi troppo, è la tipica donna per bene,educata ed anche un po' freddina. Quella che mangia dopo,al contrario,è frustrata ed insoddisfatta perché non ha trovato sufficiente appagamento nel sesso. Meglio allora farlo prima o durante.


 

Ed ancora,quali cibi preferire? La bistecca al sangue,considerata alimento erotico,induce invece nell'uomo sonnolenza. Così come il cioccolato,cibo ad elevato tasso di triptofano,si dimostra naturale rilassante dei sensi. Bene anche l'accoppiata ( per chi possa permettersela ovviamente) fra ostriche e champagne. Il pesce,ricco in genere di zinco, è suggerito invece come potenziatore della virilità e parimenti,a sorpresa, la polenta,solo apparentemente poco sensuale, non dimenticando però che può evidenziarsi fortemente diuretico.


 

Una recente indagine riferisce come la maggior parte delle donne italiane si ritiene in soprappeso ( le statistiche cliniche parlano del 5%,dato in linea con la media europea). Fra queste,però, quelle che vivono in pace con i pochi chili di troppo,sono quelle che amano i piaceri della tavola. E sono,al contempo,le più soddisfatte a letto. Hanno infatti dichiarato che il loro partner ne apprezza il modo di essere:gioiose,amanti del buon gusto,dei piaceri che la vita offre e quindi della vita stessa.


 

Se ne parlerà,domani a Milano, nell'incontro "La gola delle donne,un vizio da scoprire",promosso da O.N.Da, l'Osservatorio nazionale sulla salute delle donne.


 

La gola – si dirà - rappresenta un vizio innocente, veniale tipico della nostra giovinezza, forse tra i più facili da confessare,cosa invece difficile per avarizia ed invidia.


 

Ma,l'invito a cena è anche un ottimo metro di giudizio per l'uomo, un classico per conoscersi meglio,mentre meno incisivi possono apparire la musica,la letteratura,la politica.


 

Il punto delicato può essere come la partner si relaziona con il cibo. Niente a che vedere con la voracità, meglio infatti se sviluppa il lato goloso ed edonistico,se sa decidere a tavola,se assapora quanto sceglie. Se accetta qualsiasi cosa rischia di far cadere l'interesse maschile e quindi pregiudicare un eventuale futuro,perché così facendo la donna s'identifica con la negatività,con il rifiuto della vita. Saper invece scegliere bene un cibo,proprio attraverso l'esperienza sensuale della gola,significa soprattutto scegliere quello che fa bene alla propria salute. Il cibo,in definitiva,costituisce sempre una positiva esperienza.


 


 

GIAN UGO BERTI


 

Riproduzione vietata

13 apr 2010



 


 

Presentata dalla Winter Academy of Dermatology and Oncology


 

ECCO LA DIETA ANTI – RUGHE:

CIBI COTTI AL VAPORE E POCHI ZUCCHERI


 


 

Se la presenza di rughe sulla pelle è sinonimo d'invecchiamento,a tavola qualcosa si può fare per rasentarne la comparsa. La nuova dieta antirughe vuole privilegiare un ridotto apporto di zuccheri ed un incremento dei cibi cotti invece a vapore. E' la conclusione di uno studio che ha visto coinvolte tre università Firenze,Siena e Milano,in uno studio presentato alla Winter Academy of Dermatology and Oncology, riunita a congresso a Saint Moritz.


 

In pratica,alimenti cotti ad alte temperature,bevande e cibi ricchi di zuccheri raffinati rappresentano una grossa fonte di rischio perché ad alto contenuto di AGE (Advanced Glycosilated End products),complessi di zuccheri e proteine che aumentano di 50 volte la produzione di radicali liberi presenti nella pelle,provocando l'irrigidimento dei tessuti cutanei,quindi più fragili ed esposti alla formazione di rughe.


 

Per arginare gli effetti negativi, appare efficace

Un'alimentazione con un moderato consumo di cibi cotti ad elevate temperature e dolci.


 

L'effetto - è emerso al congresso – risulta particolarmente marcato sulla pelle non esposta al sole e resta consistente anche tenendo conto di fattori che influenzano l'aspetto cutaneo,dal fumo all'alcool,dalle ore di sonno alla fotoesposizione,dall'uso di farmaci al livello d'idratazione.


 

Le alte temperature – si è spiegato – aumentano la velocità con cui gli zuccheri vengono legati alle proteine. La crosticina ad esempio marrone sulla superficie della carne in cottura è il risultato di un processo chiamato glicazione. Riscaldare il latte peggiora la situazione,così come friggere e cuocere a fuoco alto. Utili invece gli arrosti a fuoco lenti e la bollitura. Anche i dolci industriali e le bibite si muovo in senso negativo per la salute della pelle.


 

Ecco,allora, un menù antirughe:


 


 

. Limitare i carboidrati raffinati e sostituirli con prodotti a basso induce glicemico:pasta,pane,riso integrali che rallentano l'ossidazione degli zuccheri.


 

. Mangiare spesso legumi (fagioli,ceci,lenticchie,piselli),fonti di proteine vegetali e fibre antiossidanti.


 

. Consumare molto pesce azzurro (tonno,sgombro,sardine)che contribuisce a migliorare l'ossigenzione cellulare.


 

. Introdurre ogni giorno abbondanti porzioni di verdure fresche,soprattutto spinaci,broccoli e cavoli e frutta,in particolare agrumi,kiwi e frutti di bosco.


 

. Condire i cibi con spezie ricche di sostanze anti-glicazione come ginger,curcuma,origano,cannella,chiodi di garofano,rosmarino e timo.


 

. Bere molta acqua e spremute non confezionate,prive di zuccheri aggiunti (esempio, succo d'uva e d'arancia).


 


 

GIAN UGO BERTI


 

Riproduzione vietata

La bellezza senza tempo della regina Nefertiti


 

Akhenaton e Nefertiti

Nefertiti, la moglie del faraone Ankehenaton è senz'altro uno dei personaggi più affascinanti del Nuovo Regno e di tutta la storia egizia. Molto si è discusso sulla bellezza di questa donna, sulle sue origini e recentemente alcuni hanno perfino messo in dubbio l'autenticità del famoso ritratto (con porchi argomenti convincenti).

Nefertiti, la sposa del Sole - Donne al potere - Christian Jacq: Le Donne dei faraoni

Nefertiti - Un viso sublime


Nefertiti

Chi non ha avuto occasione di contemplare, sfogliando un libro o una rivista, il meraviglioso viso di Nefertiti, e chi non è rimasto meravigliato da tanta grazia, bellezza e maestà? Non ci sono parole per descrivere questa donna dalla splendente nobiltà, il cui sorriso è animato da una luce interiore che, attraverso i millenni, riesce ancora a toccarci il cuore. "Signora della felicità, dal viso luminoso," dice di lei il testo di una stele-cippo della città di Aton "gioiosamente ornata della doppia piuma, dotata di tutte le virtù, alla cui voce ci si rallegra, dama piena di grazia, grande nell'amore, i cui sentimenti fanno la felicità del signore dei Due Paesi."
Di lei ci sono giunti due ritratti. Il primo, conservato al Museo del Cairo, fu scoperto dall'inglese Pendlebury durante la campagna di scavo del 1932-33, nel sito di el Amarna. Questa testa scolpita, con le pupille non incastonate, che doveva far parte di una statua, è carica di intensità spirituale: una vera seguace della luce che contempla la divinità, al di là del mondo delle apparenze. Nessuna iscrizione permette di identificarla formalmente con Nefertiti, benché gli storici dell'arte siano concordi nel riconoscervi la sposa di Akhenaton.
Il famoso busto esposto al Museo di Berlino è una piccola scultura alta cinquanta centimetri. Fu ritrovato ad Amarna, il 6 dicembre 1912, da una squadra tedesca diretta da Ludwig Borchardt. Il luogo della scoperta è singolare: la bottega dello scultore Thutmosi. Quest'affascinante capolavoro, in realtà, è soltanto un modello incompiuto, lasciato a metà dall'artigiano quando partì per Tebe. La particolarissima corona indossata da Nefertiti sui bassorilievi amarniani permette di identificarla con sicurezza. La sottigliezza del collo, la purezza del viso, la dolcezza e la serenità dell'espressione testimoniano l'abilità dello scultore e la bellezza della regina.

Le origini di Nefertiti

Il nome Nefertiti significa "la bella è arrivata". Alcuni egittologi supposero che la regina fosse di origine straniera, ma non è così. Il suo nome è tipicamente egizio e si riferisce, come vedremo, alla sua funzione divina.
Nefertiti era forse figlia di Amenhotep III e di Tiy? Nulla conferma l'ipotesi. Dato che nessun testo rivela i nomi dei genitori della grande sposa reale di Akhenaton, la cosa più saggia è convenire che fosse una dama di corte, forse la figlia di un grande dignitario come Ay, che diventerà faraone alla morte di Tutankhamon. E nulla impedisce di pensare che Akhenaton abbia deciso di sposare una bellissima fanciulla senza dote. C'è un'unica certezza: la nutrice di Nefertiti si chiamava Tiy, come la grande sposa reale di Amenhotep III, e questa Tiy sposò Ay.

La dea Nefertiti

La lettura esatta di Nefertiti è Ncferet-Ity, "la bella è arrivata". Questa "bella" è la dea lontana che, dopo aver lasciato il Sole creatore, è partita per il deserto della Nubia. Senza di lei le Due Terre sono condannate alla sterilità e alla desolazione. Grazie all'intervento degli dei, in particolare di Thot e di Shu, la dea lontana ritornerà in Egitto, e la natura e tutti gli esseri viventi conosceranno di nuovo la felicità.
Nefertiti è l'incarnazione di questa dea che viene o, più esattamente, che ritorna per elargire il suo amore al faraone, affinché risplenda come un Sole. Amore celeste e Maat, la Regola eterna, al tempo stesso, ella ricrea la luce e protegge il re incaricato di farla risplendere sulla terra. Tale era, del resto, il ruolo fondamentale di tutte le regine d'Egitto. Poiché il culto del momento era imperniato su Aton, Nefertiti si chiamava anche "perfetta è la perfezione di Aton". Grazie a lei sorgeva il disco del Sole, il cui amore per la regina raddoppiava al momento del tramonto. Nel grande tempio di Aton si trovavano alcune statue della dea Nefertiti alle quali venivano rivolte preghiere perché ella continuasse a rendere rigogliose le Due Terre. Volendo affermare la potenza della luce di Aton, Akhenaton trascurò i misteri di Osiride. Bisognava pure, però, che i riti di resurrezione venissero compiuti e, in particolare, che le quattro dee poste agli angoli del sarcofago reale (fra cui Iside e Nefti) recitassero le litanie magiche. Fu Nefertiti a prendere il loro posto.
La scena di adorazione della tomba di Ipy vede riuniti, secondo il rituale amarniano, il re, la regina e la loro figlia nell'atto di venerare il Sole divino i cui raggi terminano con mani che trasmettono la vita. C'è un particolare sorprendente: Nefertiti innalza verso Aton un vassoio, sul quale si trovano i nomi degli dei iscritti in un cartiglio, e una statuetta di una regina seduta, che rivolge una preghiera a questi nomi divini, una regina che è Nefertiti stessa! E chiaro che si tratta della rappresentazione di una Nefertiti divinizzata, il Sole femminile che dona la vita.


 

 

   

12 apr 2010


Gli errori di Darwin secondo Massimo Piattelli Palmarini

di Pierangelo Garzia


 

A un secolo e mezzo dalla pubblicazione delle sue prime opere sull'evoluzione biologica, Darwin fa ancora notizia. Anzi, infiamma gli animi e scatena polemiche. L'ultima, in ordine di tempo, è motivata dall'imminente pubblicazione di Gli errori di Darwin (Feltrinelli),  annunciata per il 21 aprile, dopo altrettante polemiche suscitate negli States dall'edizione originale. Il volume, che ha richiesto tre anni di lavoro, è scritto a quattro mani da due scienziati di livello internazionale.

Uno, vanto italiano, è Massimo Piattelli Palmarini, docente di Scienze cognitive all'Università dell'Arizona, dopo una permanenza al MIT di Boston e successivamente al San Raffaele di Milano dove ha creato il dipartimento della sua disciplina. L'altro, Jerry Fodor, è anch'egli un'autorità nelle scienze cognitive, insegna filosofia del linguaggio alla Rutgers University del New Jersey. Ancor prima di uscire nel nostro Paese, il volume di Piattelli Palmarini e Fodor sta riempiendo le pagine dei nostri giornali, con pepati botta e risposta tra scienziati che si occupano di queste tematiche.

Abbiamo raggiunto Massimo Piattelli Palmarini a Venezia, durante una sua parentesi italiana,  per un ciclo di seminari universitari.  Gli abbiamo chiesto  di spiegarci le ragioni di così tanto scalpore per aver controbattuto alcune presunte idee "errate" del darwinismo.


 

Professor Piattelli Palmarini, ci spiega perché queste reazioni, anche emotive, al libro che ha scritto con Jerry Fodor?


 

Ci sono varie spiegazioni. Una è che la selezione naturale, il darwinismo, combina le due spiegazioni centrali della nostra vita e della nostra psiche. Che sono la spiegazione di tipo meccanicistico e quella di tipo finalistico. La spiegazione di tipo meccanicistico è quella che applichiamo nella vita di tutti i giorni, nelle cose inanimate, le cose inorganiche. Le spiegazioni finalistiche le applichiamo nelle cose umane. Si spiega quanto è successo nelle vicende storiche e nelle biografie di certi personaggi ricostruendo i loro scopi, le loro intenzioni, i loro progetti. La selezione naturale mette assieme queste due forme fondamentali di spiegazione. Fornisce una spiegazione meccanicistica a qualcosa che sembrerebbe di tipo finalistico.

Non c'è dubbio che l'idea di Darwin sia geniale e abbia conquistato gli scienziati. In fondo, se si guarda all'evoluzione biologica si nota questo emergere di forme sempre più complesse nel tempo. Il "match" che si verifica tra le forme e i tratti biologici degli ambienti in cui crescono. Tutto ciò suggeriva, tradizionalmente, qualcosa di finalistico. E con l'idea della sezione naturale si spiegherebbe questa parvenza di "disegno" in modo meccanicistico. Questa è una idea molto forte che ha conquistato molti, e non intendono abbandonarla.


 

Questo atteggiamento non assomiglia un po' alla resistenza degli psicoanalisti quando, ad un certo punto, dovettero confrontarsi con le neuroscienze e con la psicofarmacologia? Certi saperi rischiano di costituirsi, da un certo punto di vista, come "chiese laiche".


 

In un certo senso sì. Ma è accaduto in diversi ambiti, non solo per la psicoanalisi. E' successo, ad esempio, pure per il marxismo. Quando una dottrina è ritenuta "forte", si coagulano attorno ad essa consensi altrettanto resistenti al cambiamento, e si costituisce una sorta di credenza indiscutibile.


 

C'è quindi anche una valenza filosofica della teoria dell'evoluzione che incide molto in questo dibattito.


 

Certo. Perché si tratta di una spiegazione meccanicistica di fenomeni che avevano l'aria di essere finalistici. Non c'è dubbio che questa sia un'idea forte.


 

Qual è invece l'idea forte del libro che ha scritto con Fodor?


 

L'idea forte è che, ovviamente, l'evoluzione è un fatto. L'appartenenza nel tempo dell'evoluzione di specie simili ad antenati comuni anche questo è un fatto. Tutte le ricerche degli ultimi anni relative a ciò che tecnicamente viene definito "evo-devo" (cioè l'evoluzione biologica vista insieme allo sviluppo dell'embrione, dall'uovo fecondato fino all'adulto), ha mostrato che i geni sono sostanzialmente gli stessi. Dal moscerino della frutta fino a noi. I geni sono sempre i medesimi. L'evoluzione è un fatto. L'appartenenza delle specie l'una all'altra nella filogenesi, è anch'essa un fatto. Quello che noi contestiamo è che la selezione naturale sia il meccanismo che spieghi la comparsa di specie nuove e di tutte le forme biologiche esistenti. Questo è ciò che noi contestiamo.


 

Quindi contestate e lasciate un interrogativo aperto. Voi mettete sul piatto dei dubbi, delle perplessità riguardo la possibilità di spiegazione onnicomprensiva delle teorie darwiniane.


 

Sì, proprio così. Non pensiamo che la teoria universale della selezione naturale debba essere sostituita da un'altra e diversa teoria onnicomprensiva. I meccanismi sono molteplici, i livelli dei cambiamenti biologici nel tempo sono molteplici e quindi si tratta di un processo complesso, articolato, eterogeneo. Siamo ben lungi dall'aver scoperto tutti i fattori in gioco. Occorreranno molte altre ricerche, probabilmente per molti decenni.


 

In termini un po' ironici, giocando sui vostri rispettivi doppi cognomi, Cavalli-Sforza ha esemplificato recentemente "Repubblica" la questione dell'evoluzione culturale e l'adattamento alle necessità ed ai gusti della specie umana. Lasciando intendere tra le righe che lei e Fodor non siete dei genetisti e quindi non avete gli strumenti concettuali per affrontare tali tematiche.


 

Sì però Cavalli-Sforza parla di linguaggio e non è un linguista. I fenomeni linguistici che egli sottolinea sono assolutamente marginali. E' lo stesso problema: Cavalli-Sforza parla di piccole modifiche cumulative che si verificano nel tempo, all'esterno della lingua. Da parte mia sottolineo invece che da cinquant'anni, da Chomsky in poi, viene riconosciuta l'importanza delle strutture interne della lingua. Quindi, lingue tra loro remote geograficamente e storicamente che hanno fatto le stesse scelte sintattiche. E nulla rende l'organizzazione sintattica del giapponese più funzionale nelle isole del Giappone, ne quella dell'inglese più funzionale nelle isole britanniche. Non c'è questo tipo di funzionalità che spieghi alcunché. I vincoli e i fattori sono interni, non ambientali.


 

Voi siete per una teoria che comprenda anche questi aspetti.


 

Una teoria che enfatizza molto le strutture "interne". E i cambiamenti endogeni delle strutture interne, sia nel campo della linguistica che della biologia. L'organizzazione interna dei geni: come possano riorganizzarsi. Come la fisica e la chimica – con componenti di autorganizzazione – organizzano e strutturano in parte gli esseri viventi. Noi enfatizziamo questa componente interna.

Il neo-darwinismo è una dottrina "esterna": è l'ambiente che filtra e plasma le strutture e i fenomeni biologici. C'è anche quello, però non è una componente così importante. E' molto più importante la componente interna.


 

A quale corrente "revisionista" del darwinismo vi rifate, perciò?


 

Steve Gould e Richard Lewontin sono stati dei pionieri, importantissimi. Ma oggi vi sono, oltre ai revisionisti, anche dei biologi che vanno oltre, che considerano la sintesi moderna (cioè il neo-darwinismo, la fusione di genetica e evoluzionismo darwiniano) decisamente superata. Per esempio Eugene Koonin, Carl Woese, Lynn Margulis, Gabriel Dover, Stuart Newman, Leonard Kruglyak e altri. Siamo dalla loro parte e li citiamo nel libro.


 

Lei ha lavorato anche all'interno di strutture, come il San Raffaele, in cui le sarà capitato di dibattere con colleghi dell'area medica. Cosa pensa delle teorie darwiniane applicate alla medicina e alla psicologia?


 

La medicina darwiniana è una sciocchezza. Dello stesso genere dell' "estetica darwiniana" e dell' "etica darwiniana". Applicazioni senza senso del darwinismo. Una piccola corrente senza importanza. Non vedo il clinico o il chirurgo che quando fanno le diagnosi o eseguono un intervento si rifanno alla teoria darwiniana. Non è il caso. Mi sembra un aspetto decisamente marginale destinato a scomparire. Nelle scienze cognitive, c'è invece la psicologia evoluzionistica che ha centri di ricerca che sono appunto il bersaglio della nostra critica. Infatti nel libro c'è una appendice con svariate citazioni tratte da questi psicologi evoluzionisti i quali sostengono che "tutto cambia, tutto diventa chiaro quando si applica la teoria dell'evoluzione" e così via. Secondo noi è sbagliatissimo.


 

Le cosiddetta "sacra triade" di studiosi (Dennett, Dawkins e Pinker) oggetto delle vostre critice, secondo Cavalli-Sforza non sarebbe poi così "sacra", ovvero non così autorevole nelle ricerche relative all'evoluzione biologica. Quindi non meritevole di così tanta attenzione.


 

Sono comunque studiosi di queste problematiche con cattedre prestigiose, che fanno anche divulgazione. Sono studiosi qualificati e influenti, considerati dei maestri. Mi fa piacere che Cavalli-Sforza ed altri dicano: non state a preoccuparvi di loro dal punto di vista scientifico. Benissimo. Ma non è che non siano autori ininfluenti e di nessun interesse. Sono personaggi con posizioni accademiche ben consolidate. Sono anche autori di prestigio.


 

A chi è venuta l'idea di questo libro? A lei, a Fodor, ad entrambi parlando di questi temi?


 

E' venuta a tutti e due. Io presentai quattro anni fa quella che ora costituisce la "parte prima" del libro alla City University of New York. E Fodor, con il quale siamo intimi amici da decenni, mi esortò a scriverne, perché le riteneva cose importanti. Mi invitò a ripetere la mia conferenza il giorno dopo ai suoi studenti alla Rutgers University. E insistè che dovevo pubblicarla. Io ribattei che non c'era nulla da scrivere, perché si trattava di dati e scoperte già pubblicate sulle riviste scientifiche. Fodor insistè, dicendo che però era importante riunirle tutte assieme, spiegarle in modo accessibile e discuterle criticamente. Abbinando e integrando queste scoperte della biologia con un'analisi concettuale critica rigorosa delle idee centrali del neo-darwinismo. Così è nata l'idea di scrivere questo libro. Ci siamo divisi i compiti: la prima parte l'ho scritta io e la seconda Fodor. Poi ovviamente ognuno ha letto la parte dell'altro, aggiungendo e integrando la rispettiva divisione del lavoro. Abbiamo impiegato circa tre anni a completarlo, ovviamente alternando questo lavoro agli altri impegni.


 

Avete seguito anche l'ottima regola, soprattutto americana, di sottoporre i capitoli ad altri esperti, in corso d'opera?


 

Sì, e un lettore molto importante è stato il grande biologo e genetista Richard Lewontin. Ha suggerito vari cambiamenti che abbiamo adottato. Il suo contributo è stato determinante. Importante anche la critica benevola, ma serrata, di Gabriel Dover e quella amichevole, ma molto dissenziente, di Charles Randy Gallistel, eccellente amico personale sia di Fodor che mio, un critico spietato e micidiale del comportamentismo (che noi citiamo nel nostro libro), ma assai restio a criticare il neo-darwinismo. Altri lettori sono stati filosofi, biologi e altri colleghi che ci hanno fornito suggerimenti e critiche.


 

Restando su Lewontin, com'è stato che qualcuno abbia avuto l'idea di fare una "petizione" contro di lei? Lewontin, come lei ha detto, l'ha informata di questa curiosa iniziativa.


 

Sì è partita dal genetista Giorgio Bertorelle, il quale si vide rispondere da Lewontin "I urge you to desist" (La invito caldamente a desistere). Ma lui ha insistito e, pur senza la firma di Lewontin, ha fatto circolare la petizione e sostiene che i più prestigiosi evoluzionisti hanno firmato un manifesto contro di me. Un manifesto di condanna contro le mie idee, mi sembra una cosa da inquisizione.


 

Detto in senso ironico: non è uno dei motivi che l'hanno indotta a tornarsene negli Stati Uniti, dopo la parentesi al San Raffaele di Milano? Metti caso che mi brucino come Giordano Bruno, avrà pensato.


 

No, ero già in America. E neppure in America sono teneri su certe cose. Sono tornato negli Stati Uniti per tornare a fare lo studioso e non soltanto l'organizzatore.


 

Si attende altre reazioni dall'uscita del libro nel nostro Paese?


 

Penso di sì. Appena il libro comincerà a circolare ed essere letto, vi saranno certamente altre reazioni.


 

Vi farà però piacere: in fondo riapre un dibattito su questioni un po' ferme tra religione e laicismo.


 

Noi ovviamente non abbiamo nulla da dire sulla religione. E' bene che la scienza non dica nulla sulla religione, e viceversa. Sono due settori distinti.


 

Anche se in Rete, alcuni pensatori religiosi, cominciano ad annoverarvi tra i loro "paladini".


 

Lo so, ma cosa possiamo farci? L'importante è che non ci considerino parte di loro. Ne' che facciano credere ai lettori che stiamo dalla loro parte. E questo per ora non lo fanno. Anzi, sottolineano: questi sono due atei e perfino (sottolineano il perfino) loro criticano il darwinismo. Il che è vero. Quindi, ne facciano l'uso che credono. Qualcuno anzi ci aveva avvertito: non scrivete queste cose perché poi saranno strumentalizzate. Ma noi abbiamo scritto ciò che ci sembra giusto e vero. E poi sull'uso che ne verrà fatto, sarà quel che sarà.


 


 


 


 


 

11 apr 2010

L'Isteria secondo la teoria freudiana





 


 


     

L'isteria è una psiconevrosi, indipendente da qualunque genere di patologia strutturale ed organica, in cui conflitti emozionali inconsci emergono come gravi dissociazioni mentali o come sintomi psichici. Uno di questi sintomi è di sicuro l'accentuarsi dell'ansia, che prende il sopravvento su tutti gli altri stati mentali. Anticamente l'isteria era considerata un disturbo specificamente femminile, ed attribuito erroneamente a malfunzionamenti dell'utero. Attualmente sappiamo che i sintomi isterici, individuati soprattutto nell'età adulta, interessano non solo le donne, ma anche esponenti di sesso maschile, nonostante molto più raramente. Alla fine del XIX secolo Charcot, che usava l'ipnosi per studiare l'isteria, dimostrò che pensieri contrastanti possono produrre una grande quantità di manifestazioni psichiche; in seguito Freud iniziò con Breuer le investigazioni mentali nei casi di isteria, e sviluppò la teoria che questi sintomi fossero causati dalle memorie represse ed emozionalmente problematiche. I casi d'isteria, com'erano stati descritti nel 1900, sono molto più rari al giorno d'oggi, e una spiegazione potrebbe essere che, essendo l'isteria causata dalla censura inconscia, ed essendo attualmente la società non più così rigida come al tempo, non vi è più la necessità di reprimere i sentimenti perché troppo contrastanti con il canone di vita ortodossa da seguire. Inoltre adesso in molte psiconevrosi tendono a mescolarsi sintomi isterici con disturbi nevrotici di varia origine. Le manifestazioni sensoriali degli isterici sono chiamate di conversione, in quanto i disturbati generalmente non seguono lo schema regolare del sistema nervoso. I sintomi che si riscontrano nelle persone affette da isteria possono essere:

disturbi sensoriali

  • Disturbi alla vista, all'udito, al tatto e all'olfatto
  • Passaggio brusco da situazioni di ipersensibilità a stati di completa anestesia.
  • Dolori fisici intensi senza alcun legame con patologie
    organiche.

sintomi motori

  • paralisi completa
  • tremore
  • tic nervosi
  • difficoltà di linguaggio
  • tosse nervosa
  • nausea e vomito

reazioni dissociative

  • attacchi di amnesia
  • sonnambulismo
  • insonnia
  • incubi


 


 

10 apr 2010


                                      
 

MEDICINA TIBETANA


Il metodo di pratica della medicina tibetana deriva direttamente da Buddha Shakyamuni che la spiegò all'età di 71 anni vicino a Banares in India circa 2500 anni fa. La medicina tibetana è una medicina psico-spirituale, molto lontana dalla mentalità occidentale, affondando le sue radici nel pensiero religioso buddista con fondamenti filosofici, religiosi e soprannaturali. In essa confluiscono le tradizioni indiana (Ayurveda), ellenica e cinese ed è diffusa e praticata in Tibet, Cina, India, Mongolia e Russia.La medicina tibetana è particolarmente efficace con le malattie della mente; ma anche nelle malattie ginecologiche, nei problemi della tiroide, dei reni, della pelle, della cistifellea e nei casi di ingrossamento delle ghiandole. Per le malattie del fegato la medicina tibetana è forse la più efficacie in assoluto.
E' inoltre efficace nel trattamento dell'osteoporosi, nelle fratture (riduce il tempo necessario per rinsaldare il tessuto osseo) e per curare artrosi e artriti. Se l'artrosi è grave ed è in corso da molti anni è possibile solo ridurre l'infiammazione e togliere il dolore.

Un aspetto importante della medicina tibetana è non solo la sua efficacia in molte malattie ma anche il fatto che si prende cura veramente del paziente. Il lavoro di un Amji (dottore) non consiste solo nel fare una diagnosi e indicare poi il trattamento, ma anche nell'offrire aiuto ed energia positiva. Il potere delle preghiere nella medicina tibetana è molto considerato, perché la medicina tibetana è strettamente connessa con il buddhismo. Quando un dottore somministra una medicina, o una terapia, deve generare il pensiero che questa medicina serva a curare il paziente presente ma, allo stesso tempo, anche tutti coloro che soffrono del medesimo male. In questo modo trasmette energia positiva a tutti gli esseri. E' la mente di Bodhicitta. Naturalmente in questo modo anche il paziente guarisce meglio, perché c'è una grande differenza tra una sostanza puramente materiale e la stessa sostanza accompagnata da una tale energia positiva.
Questo tipo di medicina tradizionale si basa su una dottrina cosmologica che vede l'universo come un'unione di particelle infinitamente piccole, ognuna delle quali contiene la natura e le potenzialità dei quattro elementi: acqua, aria, fuoco e terra. Queste, interagendo nella dimensione del quinto elemento, lo spazio, generano i tre umori: Vento, Bile e Flemma, che possiamo considerare come i regolatori delle funzioni fisiologiche dell'uomo e degli altri esseri viventi.
Il principale controllo da parte del Medico attraverso la lettura del polso è sui 3 umori, (gnepha) che sono essenziali per la vita e il mantenimento del sistema psico-fisico, Aria (lun), Bile (thripa) e Flemma (peken). Ognuno di essi è formato da 5 tipi principali con funzioni biologiche specifiche. La medicina Tibetana riconosce il fattore psicologico come la causa principale di squilibrio per ognuno dei 3 gnepa.    
La terapia si basa su diverse tecniche collocabili in cinque categorie: dieta, comportamento, farmaci, terapie esterne e chirurgia.
In particolare la ricca farmacopea è composta da prodotti complessi, ottenuti da preparati vegetali, minerali o animali allestiti con tecniche specifiche. inoltre vengono impiegate anche l'agopuntura e la pratica di salassi e inalazioni.
Il medico tibetano per curare utilizza, oltre la chirurgia e l'uso di erbe e minerali, anche meditazioni e riti caratteristici, che allontanano i "demoni" responsabili delle patologie. Se la malattia scaturisce da un disequilibrio umorale, essa può essere curata con erbe, metalli o pietre preziose, mentre se essa è dovuta ad un eccesso passionale, il medico interverrà con riti purificatori o meditazioni.
Altre patologie, come quelle congenite, sono legate invece ad errori in una precedente vita, e per la legge della causa-effetto (il karma) si manifestano in questa vita.
 
Nel 1962 il XIV Dalai Lama ha fondato il Tibetan Astro-Medical Center (Meen-Tsee-Kang) a Dharamsala in India, con lo scopo di preservare la cultura Medica Tibetana e per essere di aiuto ai profughi tibetani che di continuo fuggono dal Tibet dopo gli eventi del 1959. Oltre a formare i Dottori, vengono prodotte le medicine che da secoli curano i Tibetani e sono composte da diversi ingredienti, per la maggior parte piante raccolte sulle montagne Himalayane ma anche metalli preziosi come l'oro e l'argento.

Breve glossario:
Amji in tibetano significa dottore, guaritore.
Bodhicitta è la 'grande mente'; la forte determinazione di raggiungere l'Illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Dharma: gli insegnamenti spirituali, la via per lo sviluppo interiore.
Dewa Chen o Tushita: una terra pura, una specie di paradiso.
Stupa: uno speciale tipo di costruzione che genera energia positiva
Parnashawari: un aspetto femminile della mente illuminata; indossa abiti   di foglie

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Nel nostro Paese esiste da 32 anni


 

ASSISTENZA SANITARIA:IN ITALIA E' PER TUTTI


 

Negli Stati Uniti, la riforma di Obama si muove in questo senso


 


 

Se l'ambulanza ti porta d'urgenza al Pronto Soccorso di un qualsiasi ospedale, in Italia il medico prima ti cura poi ti chiede i documenti, negli Stati Uniti,paese molto più avanzato tecnologicamente e strutturalmente, avviene il contrario.


 

La differenza fra i due sistemi sanitari è tutta qui. Alla nascita,ogni cittadino italiano entra in possesso di un codice fiscale che gli consente automaticamente di avere l'assistenza gratuita (salvo alcuni ticket su farmaci e prestazioni) per tutta la vita, con buoni livelli di qualità in generale. Negli USA, non esiste niente di tutto ciò ed il cittadino si garantisce tale livello in base a quanto paga d'assicurazione, struttura che condiziona nei fatti molte delle sue scelte di prevenzione e cura.

Da qui, l'importanza storica della Riforma del presidente Obama per 31 milioni di americani privi di copertura. Ma è solo un primo passo, il sistema delle assicurazioni private è un ostacolo troppo radicato e grosso. Comunque, la strada è quella giusta.


 

Non esiste al mondo alcun servizio sanitario pubblico con bilanci in attivo, ma è ancor peggio non evitare che non ci si possa curare anche ai minimi livelli perché non si è sufficientemente ricchi. Oggi esistono farmaci tecnologici, validi e fondamentali verso una gamma di malattie vecchie e nuove,che costano centinaia di volte di più di altri pur importanti e salva vita,preparati però con tecniche diverse. Gli stessi esami diagnostici (TAC, Risonanza, ecografia) sono diventati insostituibili, anche se non sempre se ne fa un uso appropriato. I costi della degenza ospedaliera aumentano ogni giorno, ma un cittadino medio non sarebbe in grado di farvi fronte in proprio. Anche i cittadini stranieri extra -comunitari, le minoranze etniche, in regola con i permessi di soggiorno,possono usufruire del servizio pubblico.


 

La Riforma Sanitaria ( approvata dal Parlamento nel dicembre del 1978) ha definitivamente cancellato il sistema delle mutue ( dipendenti statali,commercianti,artigiani,liberi professionisti,etc.), troppe e disparate,in un sistema d' uguaglianza sociale,dove lo Stato finiva per ripagare a piè di lista il deficit annuo,senza poter controllare le voci di spesa.


 

Oggi,la situazione,pur difficile, è più organizzata: nel contesto di leggi nazionali (come l'interruzione volontaria della gravidanza e la recente applicazione della pillola abortiva RU-486,la proibizione delle droghe,l'abolizione del fumo nei locali pubblici,etc.), le Regioni ( venti sull'intero territorio)si amministrano singolarmente in tema di tutela della salute. Un'arma a doppio taglio perché autonome in molti settori di prestazioni sanitarie. Lo Stato,davanti a frequenti sforamenti di bilancio, ha posto dei provvedimenti,ma notevole è il divario operativo fra Nord e Sud dell'Italia.


 

Anche da noi vige ed è valido un sistema sanitario privato,sia convenzionato che libero – professionale,ma rappresenta solo una parte limitata del tutto.


 


 

GIAN UGO BERTI


 

Riproduzione vietata

9 apr 2010


La Medicina Sarda è abbastanza famosa in quanto si mischia anche alla magia. Ciò su cui vorrei soffermare la mia attenzione è "La Medicina dell'Occhio. E' un rituale molto antico ed uno fra i più conosciuti. Pare che il malocchio venga trasmesso tramite gli occhi. Ebbene si! E' uno sguardo carico di invidia nei confronti di qualcuno o qualcosa. Ma è strano il fatto che chi invia questa negatività può esserne addirittura ignaro e fare cio involontariamente.

Il rituale è  semplice e ciò che occorre possedere è  un bicchiere in cui viene versata dell'acqua è verrà riempito solo per metà; poi del grano o del riso e delle pietrine di sale. Si prende il bicchiere, si fa il segno della croce e poi si pronunciano due preghiere x 3 volte consecutive. Fatto cio si getta il grano e il sale nel bicchiere e ci appresteremo a guardare se gli occhietti (ma in realtà si formano delle bollicine e anche delle bolle grandicelle) si sono formati. Queste bolle possono formarsi alle estremità del grano, questo significa che il malocchio ha preso la nostra testa e quindi accuseremo una forte emicrania che potrebbe essere accompagnata da vomito. Se  la bolla invece si forma al centro del grano allora il malocchio è nello stomaco, perciò avremo forti fitte alla pancia accompagnate da coliche o anche da vomito. Nei casi più disperati le bolle possono formarsi su tutta la superfice del chicco di grano. I sintomi comunque possono essere di diversa natura, anche la pesantezza agli occhi, febbre, stanchezza cronica. Finito tutto questo, allora, si usa far bere un sorso dell'acqua del bicchiere, e in teoria il malocchio dovrebbe essere svanito e quindi curato. Ma alle volte accade che è talmente forte che il rituale va eseguito più volte. Alcuni riescono a percepire anche se questa negatività è stata inviata da un uomo o una donna>
>Adesso parliamo di una civiltà, quella nuragica, in cui si svolgevano particolari riti di guarigione. Pare che anche oggi questi luoghi conservino ancora delle forze misteriose che consentono la guarigione dei mali.
Ovviamente leggendo queste storie ognuno è liberissimo di crederci o meno, il mio scopo è semplicemente quello di scrivere delle informazioni particolari che possano suscitare un minimo di dubbio a chi  legge. Come ben sappiamo l'occulto e la magia rimangono sempre un mistero e non si sa ancora se esistano o meno, noi possiamo solo documentarci e con il tempo formulare una nostra opinione. Dopo questa piccola parentesi, diciamo che possiamo ritornare a parlare della civiltà nuragica e dei suoi misteri.

La Gallura, per esempio è ricchissima di granito e siti archeologici che rappresentano la culla della medicina bio-energo-vibrazionale. A proposito di questo, esiste una storia abbastanza curiosa che può indurci a fare qualche riflessione, che sia una semplice coincidenza o meno è realmente accaduta. Nei primi anni novanta una bambina di Arzachena,  a cui i medici avevano ipotizzato di amputare un braccio come unica soluzione al male che l'aveva colpita: l'osteomielite(grave infezione dell'osso), venne sottoposta a nove sedute di terapia "neolitica" presso la tomba dei Giganti di Li Mazzani. Finite queste nove sedute la bimba guarì completamente da questo male.

Dopo questo racconto, possiamo introdurci nel misterioso mondo degli effetti terapeutici legati alle pietre granitiche, con cui erano edificate le "tombe degli eroi", ribattezzate più recentemente come"tombe dei Giganti".


 

Per prima cosa è necessario  spiegare cosa si intende per sedute neolitiche. Questo tipo di pratiche curative ovviamente risale all'età nuragica, quindi tra il 2500 e il 1000 a.C. Nella civiltà nuragica le pietre avevano un alto valore sacro ma soprattutto erano strettamente legate alle conoscenze astronomiche e al culto degli astri. Aristotele, per esempio, descriveva le antiche tradizioni sarde, le quali prevedevano di visitare le tombe degli eroi cioè i capi spirituali defunti (sacerdoti-sciamani ma anche sacerdotesse) per svolgere particolari riti di guarigione per allontanare mali fisici, ossessioni e spiriti maligni. In questi luoghi si trascorrevano esattamente 5 giorni e cinque notti, e si dormiva. Questa terapia si compiva attraverso il sonno ma soprattutto attraverso i sogni. Tutto questo si deve ricollegare alla pietra con cui sono state realizzate queste tombe:il granito, il quale essendo un ottimo trasportatore di energia perché costituito da biossido di silicio, ha un effetto magnetoterapeutico naturale. Inoltre queste tombe, come quelle dei Giganti di Li Mezzani, sono costruite su siti di alto valore energetico-vibrazionale, a livello di terra ma anche di cosmo. Ancora oggi in tanti sostengono di aver tratto dei benefici  da questa energia in particolare all'apparato osseo, specialmente chi soffre di osteoporosi, cervicale, mal di schiena, reumatismi, periartriti o lombosciantalgie. I primi benefici si avvertono dopo aver fatto regolari sedute per almeno una settimana, meglio dieci giorni. Bisogna stendersi per mezz'ora alla volta all'interno del corridoio tombale, oppure sedersi lungo le panchine dell'esedra, senza incrociare ne braccia ne gambe, per far fluire meglio l'energia e il magnetismo che si sprigionano dal sito. La sensazione che si ha all'inizio , di solito, è di formicolio alle dita delle mani o dei piedi,oppure si prova un intenso caldo o freddo nella zona da curare. In alcuni casi si avvertono benefici improvvisi, in altri invece sembra che il dolore peggiori, ma dopo qualche giorno si avverte il miglioramento. Questo tipo di trattamento può essere utile anche in caso di ansia,insonnia, depressione, poiché in molti, dopo aver sostato sopra la tomba dei Giganti, avvertono un grande senso di rilassatezza, ed una propensione al sonno tranquillo.

Nel Bosco di S.Giorgio, sempre nella zona archeologica di Palau, alcuni sostengono che è possibile vedere la propria aura.Questo viene descritto come un luogo di forte magnetismo, dove in età addirittura pre-nuragica(3500 a.C) vennero modellate alcune rocce con fini terapeutici e sacri. Qui si trova una grotta ricavata nel granito dove, se si appoggia la mano sulla roccia è possibile visualizzare la propria aura attraverso le dita. All'inizio si manifesta sottoforma di luce chiara; ma dopo un periodo di pratica alcuni riescono a vedere l'aura nei suoi diversi colori: verde , ad esempio se si hanno forti attitudini terapeutiche; blu, se si è molto rilassati, giallo se si tratta di un tipo di persona molto razionale. In questi luoghi è possibile partecipare ad alcuni rituali.

Questi rituali ricorrono in date particolari, come gli equinozi o i solstizi. Un esempio può essere il solstizio d'autunno che ha come data il 23 settembre. In pratica il rituale consiste nel recarsi all'alba alla tomba dei Giganti per vedere il sorgere del sole, i cui raggi si piazzano perfettamente nel portello della tomba stessa, laddove gli antichi mettevano le ossa degli sciamani defunti. Il rito funebre, infatti, prevedeva che il corpo del morto fosse lasciato scarnificare dai rapaci e che venissero sepolte solo le ossa, dipinte di ocra rossa, simbolo dell'immortalità. Concetto che spiega perché le tombe dei Giganti sono orientate ad est: punto che è simbolo di rinascita, in quanto da qui sorge il sole. In questi luoghi vengono praticate meditazioni di gruppo guidate e visualizzazioni, per ricaricarsi di energia positiva.                                                           style='font-
da Windos Live



,Una guarigione rapida del glaucoma grazie a nuova tecniche chirurgiche - di Gian Ugo Berti
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Prende il via a Pisa la sperimentazione di una nuova metodica chirurgica simile a qualla utilizzata per la cura della cataratta. I vantaggi: tempi di degenza più rapidi, minori complicanze post-operatorie, assenza di cicatrici e soprattutto il recupero immediato della capacità visiva senza bendaggi


 

di Gian Ugo Berti


 

E' ormai prossima una svolta nella cura del glaucoma. Comincerà infatti a breve, presso la Unità Operativa Oculistica Universitaria a Pisa, diretta dal professor Marco Nardi, la sperimentazione di una nuova tecnica chirurgica. E' stato lo stesso Nardi ad averne dato notizia nel corso della Zingirian Medal Lecture tenuta al congresso della Società Italiana di Oftalmologia, indicando come una metodica da tempo nota, rivista attraverso la più moderna strumentazione, ora disponibile, possa offrire maggiori garanzie di sicurezza e qualità rispetto agli interventi tradizionali.

La nuova "strada" La tecnica attuale (la trabeculectomia) va considerata sempre valida ma per le possibili complicanze viene riservata, come ultima risorsa, ai casi in cui la terapia medica non è più efficace: se saranno confermate le premesse la nuova tecnica potrebbe rappresentare sempre più spesso un'alternativa ai farmaci. In particolare, riduce le complicanze, i tempi d'intervento da 30 a 15 minuti, la degenza ospedaliera (dalle 24 ore a quelli necessari per una cataratta, cioè ambulatoriali). Nardi, che sarà il primo a metterla in atto in Italia, parla della possibilità di una "vera e propria svolta", legata al differente approccio alle strutture su cui intervenire: in pratica l'approccio avviene non più dall'esterno, incidendo la congiuntiva e la sclera (membrane esterne dell'occhio), ma dall'interno, entrando in camera anteriore dalla cornea, con un taglio simile a quello della cataratta . Un primo vantaggio è l'eliminazione delle cicatrici che oggi invece si formano molte volte e sono causa d'insuccesso chirurgico. Poi, l'azzeramento delle infezioni post – operatorie, non raro e pericoloso effetto collaterale ed infine il recupero immediato della capacità visiva, senza attendere i sette – dieci giorni di bendaggio indispensabile.

Si parla anche di una migliore qualità della vita, perché in questo modo si elimina la dipendenza dai farmaci da instillare più volte al giorno, e perché lasciando il bulbo oculare senza punti di minor resistenza permette una vita normale anche a persone che possono essere esposte a traumi (per esempio, sportivi).

Meno complicazioni Riducendo insuccessi e complicanze – sono parole di Nardi – questo intervento potrebbe essere messo in pratica in tempi più precoci, quindi con la possibilità di trovare un organo meno compromesso e far fronte anche a quel 40% di malati, spesso anziani,che non riuscendo regolarmente a mettersi il collirio o dimenticandolo sovente, aggravano nel tempo la loro situazione

Gian Ugo Berti

riproduzione vietata

8 apr 2010



 

Prudente è il controllo ospedaliero


 

RU-486:VANTAGGI E RISCHI


 

Il parere di Mario Nuzzi, ginecologo all'ospedale di Pistoia


 


 


 

Come ogni farmaco,perché di farmaco si tratta,anche la somministrazione della RU-486 per l'interruzione medica della gravidanza può presentare vantaggi,ma anche rischi. Di questo parere è il dott.Mario Nuzzi,aiuto dirigente all'Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia all'Azienda Sanitaria Locale di Pistoia.


 

Il prodotto – spiega - si chiama MIFEGYNE ed è composto da tre compresse di un farmaco chiamato mifepristone,il quale agisce bloccando gli effetti del progesterone, ormone necessario alla prosecuzione della gravidanza, con l'effetto ovvio di determinare l'interruzione della stessa.


 


 

Il trattamento completo – così prosegue - prevede anche la somministrazione, 36-48 ore dopo ,di un secondo farmaco a base di prostaglandine, sostanze che aumentano le contrazioni dell'utero e quindi favoriscono l'espulsione di materiale dal suo interno.


 

Questa tipologia di trattamento – precisa ancora Nuzzi - ha un maggiore indice di successo se praticata entro sette settimane dal primo giorno dell'ultima mestruazione e ovviamente con test di gravidanza positivo.

Come tutti i trattamenti farmacologici, non è esclusa da rischi dovuti a ipersensibilità verso il principio attivo del farmaco o altri componenti della confezione ( allergie varie).


 

Poiché stiamo parlando di un trattamento terapeutico combinato – sono parole del ginecologo toscano - è importante il controllo della paziente e per questo è consigliato il ricovero ospedaliero. Sarà poi la stessa,una volta edotta sull'argomento,ad optare liberamente in un senso o nell'altro. Per l'interruzione medica di una gravidanza intrauterina, si assumono entro il secondo mese di gestazione due- tre compresse di MIFEGYNE in un'unica dose per via orale. Dopo 36-48 ore, si assume la prostaglandina (misoprostolo) sotto forma di due compresse da 200 microgrammi,eventualmente ripetibili dopo sei ore.


 


 

Ma ad ogni medaglia corrisponde il suo rovescio. Effetti indesiderati del ciclo terapeutico – dice Nuzzi - sono sanguinamento anche abbondante, nausea e vomito, crampi addominali con episodi di diarrea,cefalea e a volte febbre.

Visto che la tecnica in oggetto ha un rischio di fallimento attorno al 5%, è molto importante effettuare una visita con ecografia di controllo due settimane dopo il trattamento.


 

A conclusione possiamo affermare – è il suo messaggio di informazione ed orientamento - che questa tipologia di terapia ,se effettuata sotto controllo medico, non è rischiosa.


 


 

GIAN UGO BERTI


 

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