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9 mag 2011




La tremenda cefalea a grappolo:
si può combattere con l'ossigeno

Sperimentata in Pennsylvania, una nuova terapia
per affrontare una delle forme più terribili di emicrania


Cefalea a grappolo:
MILANO- La prima terapia efficace per la terribile cefalea a grappolo (tristemente nota come «cefalea da suicidio») caratterizzata da attacchi che si raggruppano in «grappoli» concentrati in un determinato periodo alternandosi a fasi di remissione, talora lunghe anche anni, è arrivata all’inizio degli anni ’90 con i triptani, farmaci oggi di riferimento anche nell’emicrania. Se in quest’ultima, nella maggior parte dei casi, basta assumerli per via orale, nella cefalea a grappolo viene quasi sempre usata la via sottocutanea a testimonianza dell’urgenza con cui occorre intervenire sul fortissimo dolore di questa cefalea che può facilmente portare il paziente addirittura al Pronto Soccorso.

ALTRI FARMACI - Prima dei triptani, per la cefalea a grappolo c’erano comunque anche altri farmaci dotati di alterna efficacia come ad esempio l’ergotamina e comunque nemmeno i triptani funzionano in tutti i pazienti. C’è sempre stata una sostanza capace di stroncare, almeno per un po’ di tempo, gli attacchi: l’ossigeno che, secondo una prassi ormai consolidata, viene inalato alla concentrazione del 100% a un flusso a pressione costante di 7-10 litri al minuto per un quarto d’ora stroncando il 50% delle crisi in 7 minuti e il 93% in 10. È un trattamento da attuare in ambiente ospedaliero quando le altre chances terapeutiche sono esaurite o non funzionano: associare ad esempio l’ossigeno ai triptani li rafforza quando sono poco efficaci. L’ossigeno ha peraltro il vantaggio di non avere controindicazioni nè effetti collaterali e la sua somministrazione è ripetibile senza mai aver evidenziato limitazioni.

LO STUDIO - Per questo motivo i ricercatori americani della Pennsylvania Geisinger Clinic non hanno esitato ad affidare allo stesso paziente la gestione degli attacchi fornendogli un nuovo speciale dispositivo che si indossa come la maschera dei saldatori e che è un inalatore d’ossigeno puro domiciliare che ha il vantaggio di far aspirare al paziente quanto ossigeno vuole da una bombola simile a quella dei subacquei secondo un flusso a pressione variabile che può arrivare a 160 litri al minuto. La decisione di creare questo dispositivo è partita da un recente studio su oltre mille pazienti che ha evidenziato come spesso il trattamento con ossigeno non raggiunga la giusta efficacia a causa del flusso di erogazione troppo basso: adesso i pazienti potranno trattare subito gli attacchi con l’ossigeno a casa senza aspettare di arrivare in ospedale e secondo il flusso che riterranno più efficace per loro.

Cesare Peccarisi

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